La vegetariana

Questo libro ha vinto il premio Nobel per la letteratura 2024 e devo ammettere che è meritato. 

La protagonista è Yeong-hye, una donna normale che vive una vita ordinaria fino a quando non fa un sogno che risveglia in lei delle angosce tremende. In questi incubi si ritrova sporca di sangue, c'è carne appesa al soffitto e lei ne mastica un pezzo crudo, prova vergogna per ciò che fa e vorrebbe nascondersi. Tutto ciò apparentemente non ha alcun senso e solo continuando nella lettura riusciamo a intuire da cosa deriva questa vergogna e perché Yeong-hye non voglia più mangiare carne. 

La protagonista ha subito un trauma che pensava di aver sepolto nella sua memoria ma che un giorno, a seguito di un ignoto evento scatenante, è riemerso e questo ha cambiato la sua vita per sempre. Mangiare carne le ricordava un evento del passato orribile, ossia quando il padre uccise in modo brutale e disumano il suo cane reo di averla morsa. Dopo quell'ignobile atto di crudeltà il padre la costrinse a mangiare il cuore dell'animale crudo (un tempo si credeva che mangiare il cuore dei propri nemici servisse a interiorizzarne la forza e credo che questa pratica non sia affatto scomparsa). Non ci si può riprendere da un trauma del genere né da una vita fatta di violenze visto che il padre alzava spesso le mani su di lei ed è questo il tema sotteso all'intero arco narrativo, la violenza sommersa e invisibile che accompagna la protagonista in tutta la sua vita.

Da un lato abbiamo Yeong-hye che appariva come una donna scialba e remissiva senza alcun tratto distintivo, sposata da qualche anno con un personaggio insignificante, sovrappeso e scarsamente virile, il suo non è di certo un matrimonio felice, il marito l'ha scelta perché sapeva che non poteva avere altro, dall'altro lato invece c'è il suo esatto opposto, ossia sua sorella In-hye, una donna di successo che ha la sua attività commerciale, mantiene la famiglia facendosi carico delle esigenze di tutti, è sposata con un figlio e sembra aver un matrimonio felice. 

Niente è come sembra, entrambe le sorelle continuano a scontare la loro infanzia miserevole e In-hye riconosce la propria debolezza comprendendo che il suo atteggiamento altruista e responsabile altro non è che una maschera perché per una vita non ha mai osato affrontare apertamente il padre, rendersi utile e indispensabile era solo un modo per evitare di essere picchiata come sua sorella. Neanche In-hye in realtà ha un matrimonio felice e solo la presenza del figlio le ha impedito di diventare come Yeong-hye, ossia una persona in corsa sull'orlo del baratro. 

La protagonista non diventa solo vegetariana, con il tempo le sue condizioni si aggravano e cessa di mangiare, vorrebbe quasi diventare come un albero che non necessita di nulla per sopravvivere se non acqua. Questa parte mi è stata più difficile da comprendere ma poi penso di aver trovato una spiegazione, non so se sia quella giusta ma credo che diventare un tutt'uno con la natura e un albero in particolare facesse sentire Yeong-hye al sicuro perché da piccola si rifugiava nella foresta per sfuggire alle violenze del padre. Gli alberi le apparivano così alti e maestosi che sembrava non potessero essere sfiorati da nulla.

Infine vorrei parlare della figura maschile in questa storia: gli uomini sembrano quasi essere al margine di questa storia, irrilevanti ma in realtà sono il presupposto degli eventi intercorsi che hanno portato alla inevitabile conclusione del libro. Abbiamo un padre autoritario e violento, il cui imperio si manifesta in reminiscenze del passato ma anche in gesti presenti (come voler imboccare a forza sua figlia con un pezzo di carne e schiaffeggiarla davanti a tutti per il suo rifiuto). I mariti delle sorelle sono delle figure a dir poco indecenti nella loro mediocrità: sono entrambi incapaci di dialogo e ascolto, né sono in grado di mettere un reale impegno nella vita coniugale. Il marito di In-hye è anche peggio in realtà perché campa interamente sulle spalle della moglie, è un artista che non guadagna nulla dalla propria arte e  quasi sempre manca da casa, incapace pure di prendersi cura del figlio. Condivide un altro aspetto con il marito di Yeong-hye, ossia prova attrazione per la suocera e in cuor suo vorrebbe averla sposata visto che con l'attuale moglie non ha neanche più intimità sessuale. Fanno entrambi schifo perché schiavi della propria mediocrità ed è quest'assenza di amore che ha impedito alle sorelle di poter vivere appieno la loro vita ed essere felici. La scrittrice Han Kang questo sembra voler sottolineare e non mi sento di darle torto, è vero che la mediocrità altrui ci infetta e impedisce di realizzare il nostro reale potenziale. 

Il libro è davvero difficile da cogliere e spiegare in tutta la sua essenza, non sono sicuro di essere stato all'altezza di questo compito ma comunque volevo provarci.

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