Le fiabe come metafora della vita

Oggi ho finito di leggere Trentotto fiabe di Andersen ed è per questo che ho deciso di intitolare così il mio post. La produzione letteraria dell'autore è piuttosto vasta, comprende anche opere di teatro (eclissate in realtà dal successo delle sue fiabe) e quella in cui mi sono imbattuto è solo una selezione dei suoi racconti più famosi. 
Leggendole intuisci quantomeno due cose: l'animo profondamente tormentato dello scrittore e che le fiabe non sono affatto una lettura solo per bambini. 
Le fiabe hanno un profondo valore pedagogico che in realtà già ai miei tempi (parliamo ormai di trent'anni fa) andava sempre più scemando perché le stesse ci venivano trasmesse perlopiù attraverso il VHS. 
Le fiabe venivano cioè riprodotte sullo schermo senza venire lette, per cui posso dire che in pochi della mia generazione le hanno davvero conosciute se non attraverso una riproduzione semplificata e distorta delle stesse. 
Le fiabe sono state riadattate perché spesso nella loro versione integrale apparivano brutali e spietate, un po' come può esserlo la vita. 
Penso alla Sirenetta, per esempio, che spinta da una irrefrenabile curiosità desidera conoscere il mondo, ama un essere umano, per lui rinuncia alla sua splendida coda soffrendo ogni istante dolori atroci (quando camminava è come se fosse stata infilzata da spade). 
Il principe non saprà mai che la Sirenetta gli ha salvato la vita né conoscerà i suoi nobili sentimenti, visto che la stessa ha sacrificato anche la sua meravigliosa voce (barattata con una strega affinché ottenesse una pozione che le consentisse di vivere sulla terraferma). 
Il destino della Sirenetta è tragico e fino alla fine non smette di amare, anche se questo le costa ogni giorno un immenso dolore. 
Ama così tanto da scegliere di non uccidere il principe (se l'avesse fatto avrebbe potuto tornare a vivere nel fondo dell'oceano trai suoi simili) e piuttosto si lascia morire. 
Questa è solo una delle tante fiabe, all'adulto il significato appare fin troppo evidente perché ha già conosciuto l'amore e sa quanto può essere devastante, il bambino invece può arrivarci gradatamente ma ciò è possibile solo attraverso la lettura. 
La lettura consente di imprimere un certo tono di voce a seconda del momento narrativo della storia, un tono che diventa più lento e serio dovrebbe far capire al bambino che qualcosa di importante sta per accadere. 
Il film, invece, quando pure fosse davvero fedele in ogni dettaglio allo scritto originale (e mai lo è) non consente elaborazione alcuna. 
Le immagini corrono veloci sullo schermo ed è difficile trarne un qualcosa di utile, al massimo può essere un appagante intrattenimento. 
Le fiabe sono importanti per lo sviluppo e la crescita emotiva di un bambino, vanno lette in un certo modo e con costanza. 
Mi sono lasciato un po' trasportare e adesso mi rendo conto che ho solo accennato all'animo tormentato di Andersen. 
Sì, confermo quanto detto: la sua vita è stata faticosa e impegnativa, è nato povero ma ha avuto grande successo eppure sentiva la mancanza di qualcosa ed è ciò di cui ho parlato sopra, l'amore. 
Vi aspirava ma non poté mai raggiungerlo e morì in solitudine eppure in alcune fiabe, se prestate attenzione, noterete anche qualcos'altro ed è ottimismo o meglio la speranza di un futuro migliore (anche quando il protagonista della fiaba perisce, c'è sempre la possibilità di un nuovo inizio). 
Vi invito a riscoprire questo mondo meraviglioso

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