L'agenda Trump
Da due giorni a questa parte tutti lo sappiamo: Donald J. Trump è il 47 Presidente degli Stati Uniti (anche se per me e tanti altri è stato anche il 46 dietro le quinte, ma questa è un'altra storia).
C'è poco da festeggiare e questo non lo dico in qualità di giornalista prezzolato filo atlantista.
Apprezzo molto il personaggio e mi fa piacere che, nonostante i piccoli e blandi tentativi di brogli in alcun Stati, abbia trionfato senza eccessiva difficoltà.
La mia negatività sottintende le difficoltà che ci saranno lungo il percorso.
Bisogna essere intanto certi di ognuno che si ha al proprio fianco per essere protetti da eventuali aggressioni fisiche contro la propria persona (ritengo improbabile non ci siano altri tentativi di assassinio, l'unico di cui è stata fornita notizia peraltro è solo uno dei molteplici sventati nel corso degli anni).
Mi preoccuperei di meno dei finti scandali e delle pretestuose inchieste aperte a suo carico attualmente azzerate ma come ben sappiamo la macchina del fango è sempre ben oliata e pronta per entrare in azione.
Ho dei dubbi, invece, sul programma elettorale che nessun media ha il coraggio di esporre in maniera seria e articolata, quindi lo farò io al posto dei professionisti della disinformazione.
Trump ha intenzione di far cessare in tempi brevi due gravi conflitti e ritengo plausibile una vittoria in tal senso, in quanto Israele è minacciata da gravi dissidi interni che coinvolgono persino l'esercito e dunque l'attuale potere ha natura più che temporanea. Per quanto riguarda l'altro fronte non c'è molto da dire, basterà mandare avanti al Congresso le attuali commissioni d'inchiesta e tutto sarà risolto. Io userei anzi proprio queste come pretesto: una di queste commissioni riguarda tutti i miliardi inviati in "aiuti" che non sono mai stati usati per gli scopi umanitari previsti. Molti di quei denari (che non saranno mai restituiti in quanto la nazione del comico pagliaccio è fallita) sono stati spesi per l'acquisto di ville, altri sono andati a ingrossare i conti correnti dei politicanti locali.
Questi rilievi sono più che sufficienti per chiudere i rubinetti, non serve neanche far notare le violazioni dei diritti umani perpetrati (inclusa l'eliminazione di giornalisti) e forse sarebbe opportuno anche tacere sulle strutture di biosicurezza presenti sul territorio che ormai sono irrimediabilmente cadute.
Questo però è solo una piccola parte del tutto, il programma elettorale in realtà prevede più guerra che pace.
La guerra che il Presidente vorrebbe rivolgere è contro i cartelli della droga, i trafficanti di esseri umani e un altro cartello estremamente potente, ossia quello farmaceutico (quest'ultimo nelle ultime 48 ore in realtà già ha incassato qualche colpo che posso riassumere in una dimissione di alto profilo e un arresto che ha portato a un bel tracollo in borsa).
Non contento di ciò Trump vorrebbe veramente lottare contro il cambiamento climatico indagando sulle manipolazioni artificiali e abusive del clima, fenomeno ormai fuori controllo e che è necessario far terminare quanto prima.
Trovo lodevole anche il voler abbattere la teoria gender, legata strettamente al tema del cambio di sesso e relative mutilazioni che porta spesso a gravi disturbi mentali.
L'industria di Hollywood teme Trump perché è molto probabile che rilascerà la lista dei clienti di Epstein e i partecipanti ai festini di Diddy.
Anche questo fa parte del programma di governo: salvare quanti più bambini possibili e sradicare l'enorme rete pedofila radicata negli ambienti del potere.
Sia ben chiaro: ciò è una teoria del complotto secondo i pennivendoli, nonostante si susseguano numerosi arresti. Proprio qualche giorno fa hanno sbattuto in prigione uno di questi squallidi personaggi che negava quanto emerso dalle e-mail trafugate da Wikileaks.
Questi sono i motivi per cui in tanti hanno paura da due giorni a questa parte: sanno che loro potrebbero essere i prossimi nella lista di Trump.
Molto altro è previsto, non ho detto nulla di politica economica e ci saranno punti che mi sono sfuggiti ma quanto detto basta per far comprendere quanto la strada sarà lunga e tortuosa.
Auguri Presidente
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