la festa della res publica
Celebriamo oggi la festa del nostro amato Paese in cui l'ignoranza del cittadino e l'inganno perpetrato a ogni livello dai nostri rappresentanti politici si è elevato ormai a rango costituzionale.
Sono stati questi i fattori essenziali che hanno disunito e fatto regredire l'Italia dal suo senso identitario e sovrano, né il futuro sembra prospettarci uno scenario migliore.
Se di Unità vogliamo parlare, allora oggi dobbiamo riferirci all'Unità dell'Italia ad altri organismi, ad altri ordinamenti, ad altri pensieri, ad altri centri di potere.
In questo giorno di celebrazione ricordiamo perciò evento fondamentale per la nascita dell'Unità dell'Italia come la intendiamo, anzi, un evento che ha condizionato la formazione e l'indirizzo politico assunto da ogni governo italiano degli ultimi trent'anni.
Era il 2 giugno 1992, giorno in cui un manipolo di politicanti e capitani d'industria diversamente italiani decise che sarebbe stato bene svendere ogni asset del nostro Paese https://www.ildubbio.news/.../estate-92-la-crociera-sul...
Il fine dichiarato -come sempre- era di quelli più nobili, cioè l'interesse collettivo ed il bene comune, così nello specifico si trattava del dovere di ridurre il debito pubblico, whatever it takes.
Oggi, 32 anni dopo, paghiamo il conto di questa oscena svendita miliardaria.
Ed il conto è spaventosamente salato.
Il debito pubblico italiano è alle stelle, in costante crescita, le nostre strade sono insicure senza fondi per pagare le forze dell'ordine; le infrastrutture strategiche sono ammalorate e impossibili da modernizzare; i cittadini sono chiamati al sacrificio continuo, devono sborsare fior di quattrini per mantenere un carrozzone claudicante, e ciò quando gli va bene, perché sempre più spesso si parla e si pratica il prelievo forzoso.
Niente funziona ma tutto è andato esattamente come sarebbe dovuto andare: il profitto in fondo in fondo c'è stato eccome, ma solo per una élite allineata e selezionata per godere dei benefici del più grande affare del secolo.
Parliamo della vendita di un Paese, mica di un cesto di frutta.
Non ci rimane che immaginarsi i venditori sorridenti e gongolanti mentre guardano un popolo di beoti che sventola la bandierina tricolore, credendo di essere ancora in Italia e gridando W la Repubblica, W le Istituzioni.
Quello stesso popolo che ha venduto anima e corpo per salvarsi dal un virus cantando l'inno nazionale sui balconi.
Buon 2 giugno a chi ci crede, buona domenica agli altri.
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